MENU
-Home
-Ospitalità
-Notizie
-Servizi
-Come arrivare
-Contatti
-Link's

TASTI RAPIDI

Il Restauro

CASTEL DELL'AQUILA - Riferimenti storici

Le più antiche pergamene relative alla Lunigiana orientale, attualmente note, non recano alcuna testimonianza relativa a Castel dell’Aquila, imponente struttura fortificata che domina, dall’alto di un colle, la confluenza tra i torrenti Aulella e Lucido. Probabile che le origini dell’insediamento fortificato siano da correlare al controllo sui transiti viari medievali di fondovalle che, percorrendo le due valli, si incontravano in corrispondenza del nodo viario di Gragnola.

 

La posizione geografica del territorio della Lunigiana, in provincia di Massa Carrara (Toscana)

La posizione geografica del territorio della Lunigiana, in provincia di Massa Carrara (Toscana)

 

Secondo alcuni storici in Gragnola sarebbe da individuare la località Forum Clodi, riportata nel più antico "atlante stradale europeo" che la storia ricordi, noto come Tabula Peutingeriana e risalente ai primi secoli dell’altomedioevo. In effetti a Gragnola, già ricordata nel 1162 nel cartulario di San Michele di Monte dei Bianchi, appare nel medioevo come un importante centro economico, dotato di un foro e di una spiccata attività commerciale. Secondo le ricerche compiute da Ubaldo Formentoni, nel 1366 nasce, per distaccamento da Fosdinovo, il feudo indipendente che trae il proprio nome da Castel dell’Aquila. Si susseguono due dinastie di marchesi che prendono titolo dal castello, entrambi provenienti dal ramo malspiniano di Fosdinovo. La prima dinastia ha origine da Galeotto di Fosdinovo (1352 - 1367), al quale succede il figlio Leonardo I (1393 - 1403); questa dinastia si estingue nella prima metà del secolo XV°, mentre la seconda ha origine con il figlio di Antonio Alberico, marchese di Fosdinovo, Lazzaro, la cui discendenza si estingue nella prima metà del secolo XVII. Purtroppo le fonti scritte trecentesche non sono del tutto illuminanti circa la storia del castello e dei suoi feudatari. È infatti possibile che, ai tempi del marchese Galeotto, Castel dell’Aquila fosse condiviso col fratello Antonio, il quale, secondo quanto riportato da Eugenio Branchi, nel 1374 lascia, con atto testamentario, un "legato" di dieci fiorini d’oro al suo portinaio di Castel dell’Aquila.

 

Lo stemma Malaspina (Ramo Fiorito) sul muro esterno della chiesa di Marciaso

Lo stemma Malaspina (Ramo Fiorito) sul muro esterno della chiesa di Marciaso

 

È inoltre probabile che Castel dell’Aquila costituisse feudo indipendente ancor prima del 1366, poiché risale al 1359 una divisione di alcuni beni e feudi tra i marchesi Iacopo, Leone e Gio. Battista che prendono il titolo di marchesi di Castel dell’Aquila.

 

Il documento sembra dimostrare che Castel dell’Aquila facesse originariamente parte dei possedimenti dei marchesi Malaspina della linea della Verrucola, forse fin dai tempi del marchese Isnardo (1291 - 1349) dal quale discendono Leone e Gio. Battista; solo successivamente Castel dell’Aquila potrebbe essere stato aggregato, per atto testamentario di Spinetta Malaspina, al feudo di Fosdinovo per poi tornare, di nuovo indipendente nel 1366. Ulteriori ricerche specifiche potranno forse chiarire meglio le vicende del Castello e del feudo che appaiono comunque di rilevanza storica a partire dalla metà del secolo XIV.

 

Lo stemma Malaspina sul portale del Rivellino

 

Tra i signori di Castel dell’Aquila del ramo proveniente da Fosdinovo, Leonardo Malaspina (1393 - 1403) si distingue negli ambienti politici del suo tempo per particolari meriti acquisiti in ambito militare. Cacciato da Verona da Antonio della Scala nel 1381, Leonardo Malaspina si ritira a Siena dove a 25 anni, tra il 1386 ed il 1387, diviene Capitano di Guerra del comune e poi senatore.

Lo stemma Malaspina sul portale del Rivellino

 

Instaurato un rapporto di fiducia con Giovan Galeazzo Visconti e con il suo discendente Giovan Maria, rientra a Verona e ricopre, per conto di questo signore, importanti incarichi militari e politici. Nel 1396 combatte con i pisani contro i lucchesi, diviene poi governatore di Vicenza, Cividale, Feltro; combatte anche Padova per il Visconti e diviene nel 1402 e nel 1403 luogotenente a Bologna del duca di Milano. Muore in Bologna all’età di 41 anni nel 1403 e la sua figura, apprezzata dai contemporanei, è descritta nelle cronache bolognesi. Il feudo e il Castello, nonostante il prestigio e le gesta di questo personaggio sono conosciuti e ricordati soprattutto per una triste e cupa storia che riguarda i due figli di Leonardo I, Galeotto I (1403 - 1413) e Leonardo II (1403 - 1441). I due fratelli, per aumentare il proprio potere in questa parte di Lunigiana, commissionano la strage dei marchesi consanguinei della Verrucola. A questo riguardo Targioni Tozzetti riporta la vicenda narrata da Scipione Ammirato nella sua "Historie Fiorentine"."Racconta Scipione Ammirato (Ist. Fior. Lib.18 pag.979) che l’anno 1418 Leonardo Malaspina Marchese del castello dell’Aquila, fece uccidere Niccolò marchese della Verrucola, Bartolomeo suo figlio, e la Moglie gravida, lasciando viva una fanciulla, quale diceva che era stata promessa per Moglie a Galeotto suo Fratello; ed in conseguenza di tale assassinamento, si era impadronito de loro castelli. Essendo questi Marchesi sotto la protezione della repubblica Fiorentina, fu mandato in Lunigiana Felice Brancacci, per dolersi col marchese Leonardo di sì enorme misfatto, e fargli rilasciare le Castella usurpate, ed un Figlio minore del Marchese Niccolò per nome Spinetta, se fosse più vivo, come si diceva. Ma dando il Marchese Leonardo la colpa di tutto ad un Gio Maraccio, e non volendo rilasciare l’acquisto fatto con tanta fellonia, fu necessario che il Brancacci venuto a Firenze a informare i Padri, ritornasse in Lunigiana con 1200 Fanti, e un nervo di Cavalleria, col quale s’impossessò di 17 Terre usurpate dal Marchese Leonardo e mandò a Pisa il Fanciullo Spinetta che si credeva morto, a cui la Repubblica, con affetto paterno, diede per Curatori sei Cittadini Fiorentini, che avessero premura delle sue robe e Castella. Al marchese Leonardo, in pena di tanta crudeltà, se gli ribellarono il suoi propri Castelli, e furono come si ha da molte altre memorie, Vinca, Monzone, Equi, Cascina, Codiponte, Alebbio, e Secognano, giurando tutti fedeltà alla Repubblica Fiorentina".

 

"Racconta Scipione Ammirato (Ist. Fior. Lib.18 pag.979) che l’anno 1418 Leonardo Malaspina Marchese del castello dell’Aquila, fece uccidere Niccolò marchese della Verrucola, Bartolomeo suo figlio, e la Moglie gravida, lasciando viva una fanciulla, quale diceva che era stata promessa per Moglie a Galeotto suo Fratello; ed in conseguenza di tale assassinamento, si era impadronito de loro castelli. Essendo questi Marchesi sotto la protezione della repubblica Fiorentina, fu mandato in Lunigiana Felice Brancacci, per dolersi col marchese Leonardo di sì enorme misfatto, e fargli rilasciare le Castella usurpate, ed un Figlio minore del Marchese Niccolò per nome Spinetta, se fosse più vivo, come si diceva. Ma dando il Marchese Leonardo la colpa di tutto ad un Gio Maraccio, e non volendo rilasciare l’acquisto fatto con tanta fellonia, fu necessario che il Brancacci venuto a Firenze a informare i Padri, ritornasse in Lunigiana con 1200 Fanti, e un nervo di Cavalleria, col quale s’impossessò di 17 Terre usurpate dal Marchese Leonardo e mandò a Pisa il Fanciullo Spinetta che si credeva morto, a cui la Repubblica, con affetto paterno, diede per Curatori sei Cittadini Fiorentini, che avessero premura delle sue robe e Castella. Al marchese Leonardo, in pena di tanta crudeltà, se gli ribellarono il suoi propri Castelli, e furono come si ha da molte altre memorie, Vinca, Monzone, Equi, Cascina, Codiponte, Alebbio, e Secognano, giurando tutti fedeltà alla Repubblica Fiorentina"

 

Piatto con stemma Malaspina

Piatto con stemma Malaspina

 

L’occupazione fiorentina di Castel dell’Aquila non ebbe comunque seguito ed il castello ritornò sotto la casa Malaspina.

 

Piatto con fiore faentino

 

Nella metà del secolo XV alla linea dei marchesi discendenti da Leonardo I succede una seconda linea, anch’essa proveniente dal ramo Malaspiniano di Fosdinovo, che conserva l’indipendenza del feudo di Castel dell’Aquila fino alla metà del secolo XVII, quando l’antico marchesato ritorna a far parte, fino all’arrivo della rivoluzione francese, del feudo di Fosdinovo.

Piatto con fiore faentino

 

IL CASTELLO - Fasi di sviluppo

Il Castello dell’Aquila si sviluppa mediante diversi corpi di fabbrica principali, uniti da corte interna e denominati: manica ovest con torre sud-ovest, cortina nord con torre nord-ovest e avancorpo d’accesso, manica est, mastio o torrione, addizione cinquecentesca, scarpa sud o manica sud. Sul lato ovest trovasi uno spalto difensivo con due corpi denominati rivellino e barbacane, a piano campagna e da cui si accede al Castello. Completa la perimetrazione esterna del complesso, un sistema di fortificazione muraria perimetrale sul lato nord, a protezione della strada di accesso, con un bastione circolare e tracce di murature. (Mappa 1)

 

Mappa 1: pianta piano terra e seminterrato

Mappa 1: pianta piano terra e seminterrato

 

L’imponente complesso fortificato si erge sul colle alla confluenza tra i torrenti Aulella e Lucido e domina dall’alto il borgo medievale di Gragnola, controllando di fatto i transiti viari medievali che si snodavano in corrispondenza del borgo stesso. L’importanza strategica del sito è quindi alla base dell’insediamento Castellano; sito già frequentato dai Liguri-Apuani e sicuramente dai Romani che percorrevano la valle collegando le città di Luni e Lucca; alcuni studiosi individuano in Gragnola l’antica località romana di "Forum Clodi", riportata nella "Tabula Peutingeriana" risalente ai primi secoli dell’alto medioevo. Il nodo della viabilità antica che si sviluppa attorno a Gragnola pertanto è determinante per la scelta di un primo incastellamento a controllo della viabilità. È verosimile quindi che in una prima fase di sviluppo si sia proceduto alla realizzazione di una struttura difensiva (torre con recinto murato) a stretto controllo del territorio, posta a nord del complesso fortificato attuale, in posizione strategica di controllo ottico e difensivo. Questa prima fase riconducibile ai secoli XI - XII, è riconoscibile nella planimetria (Mappa 2: prima Fase), e sicuramente visibile nel sito dove si riscontra l’esistenza di una torre aperta alla gola e una cortina muraria con alta merlatura, ancora ben riconoscibile nell’impianto originario.

 

Mappa 2: fasi dal XI° al XIII° secolo

Mappa 2: fasi dal XI° al XIII° secolo

 

È da notare come sia la torre che la cortina muraria adiacente siano costruite con pietra calcarea proveniente direttamente dal sito e non con pietra arenaria proveniente dall’alveo del fiume sottostante come la muratura della restante parte del castello; tale originalità consente di riconoscere la fase forse più antica di costruzione del castello, dove l’edificato era realizzato con poca manodopera utilizzando come materiale da costruzione quello presente nel sito (pietra calcarea e legname). È da notare come questa prima fase di impianto del Castello (torre con cortina o recinto murato), sia simile agli incastellamenti di altri complessi ad esempio il Castello di Malgrate o Treschietto, questi aventi torre circolare; l’assenza nel Castel dell’Aquila di torri circolari fa pensare ad un’incastellamento pre-Malaspiniano ad opera forse degli "Erberia". La fase successiva di ampliamento del Castello determinato dalla crescita di importanza del territorio, è da riscontrarsi nell’ampliamento della cortina nord, espandendosi verso est, costruendo due ulteriori torri, una ancora visibile sul lato nord-est e l’altra di difficile lettura inglobata nel mastio quadrilatero "torrione" (Mappa 3: seconda Fase XII - XIII secolo).

 

Mappa 3: fasi dal XII° al XIV° secolo

Mappa 3: fasi dal XII° al XIV° secolo

 

Con tale ampliamento il castello raddoppia la superficie e acquisisce imponenza visiva e muraria, con ampi spazi interni al perimetro fortificato. Le uniche strutture architettoniche abitabili erano le torri che avevano però come funzione prioritaria quella militare: è da notare come in questa fase le strutture difensive principali siano rivolte verso nord-est, dove confluiva l’accesso della strada di collegamento con il borgo sottostante. In una terza fase di sviluppo che possiamo considerare di consolidamento della fortificazione e databile al XIII - XIV secolo (Mappa 3: terza Fase), si procede ad un potenziamento del perimetro fortificato, dotando il complesso di una seconda cortina muraria sul lato sud-ovest, e andando ad edificare un corpo addossato con funzioni di controllo dell’accesso al castello sul lato nord; tale edificio di notevole interesse architettonico nel prospetto rivolto verso Gragnola, conserva un paramento murario a grandi bozze, con un a nicchia di fattura gotica sulla porta di accesso, e feritoie con quota rialzata rispetto alla strada sottostante, l’interno si presenta con un grande volume voltato con calcare cavernoso secondo una tecnica costruttiva tipica del periodo; l’edificio adatto al passaggio dei cavalieri era fondamentale per il controllo dell’accesso principale al castello. In questa fase è logico ipotizzare quindi una volontà di dotare il castello di nuove strutture difensive e in modo particolare di proteggere il lato verso Gragnola che oltre ad essere il più vulnerabile era quello che dava l’accesso al castello. La struttura castellana che si era venuta a creare nel tempo era diventata un complesso fortificato quadrilatero organizzato attorno al cortile interno che aveva nel suo perimetro le maggiori strutture architettoniche di carattere militare atte a sopportare un qualsiasi attacco esterno: ne è documento anche la realizzazione, in più fasi all’interno del cortile principale, di grandi serbatoi d’acqua (cisterne) con pozzo ancora visibile, fondamentali per resistere nel tempo ad eventuali assedi; e ancora, cosa più interessante, il ritrovamento dello scheletro del "Cavaliere" sepolto all’interno del perimetro fortificato di cui la datazione al Carbonio 14 ne conferma la fase costruttiva. La necessità di potenziare e rendere visibile l’imponenza difensiva del castello e allo stesso tempo di poter ampliarne la struttura residenziale, determina la costruzione del grande Mastio (torrione) sul lato sud-est (Mappa 4: quarta Fase, XIV - XV secolo).

 

Mappa 4: fasi dal XIII° al XVI° secolo

Mappa 4: fasi dal XIII° al XVI° secolo

 

Si tratta di un grande edificio di forma rettangolare avente una spiccata verticalità, destinato alla residenza dei feudatari, con ampi saloni voltati in calcare ed elementi difensivi quali feritoie e notevoli spessori murari, con l’accesso posto ad una quota rialzata rispetto al livello del terreno; in adiacenza alla struttura sorgono altri edifici che completano le nuove necessità residenziali. Con tale struttura i Malaspina di Castel dell’Aquila vogliono affermare la propria potenza economica e militare, il torrione è uno dei pochi esempi in Lunigiana di imponenza architettonica. Con l’edificazione della nuova struttura il castello cambia immagine, non è più uno dei tanti castelli feudali, ma diventa un unico esempio di "grande e importante residenza fortificata". Nel XV - XVI secolo (Mappa 4: quinta Fase), i marchesi di Castel dell’Aquila si adoperarono nel compito di adeguare le obsolete strutture difensive medievali alle moderne armi da fuoco con la costruzione della cinta esterna, determinando un cambiamento nell’accesso al castello stesso. Vengono quindi realizzati un nuovo barbacane e un rivellino con funzioni di guardia dotato di feritoie ad occhiello e troniere rivolte verso la vallata, dove viene realizzata la nuova porta di ingresso al castello, che dà accesso ad un primo cortile; viene inoltre realizzato uno "spalto" dotato di torretta aggettante su beccatelli in pietra. Si realizza in pratica un percorso murato fino alla porta principale che dà accesso al cortile interno del castello; tale percorso è dotato di ulteriori feritoie, e costituisce di fatto un ulteriore perimetro fortificato esterno. Con queste trasformazioni databili al 1555, come da data rilevabile sulle strutture dello "spalto", il castello si uniforma alle rinnovate esigenze difensive del periodo; tale esigenza è riscontrabile anche in altre strutture militari del periodo in Lunigiana, quali ad esempio: la Fortezza della Brunella ad Aulla, le mura di Caprigliola e le mura di Fivizzano. Sono queste le ultime e rilevanti opere eseguite sul Castel dell’Aquila, in quanto il declino economico dei Malaspina negli anni successivi, portò all’abbandono di numerosi castelli in Lunigiana e, tra questi, Castel dell’Aquila ne seguì l’esempio. Il lento degrado e i danni subiti a causa del terremoto in Lunigiana degli anni ’20 del Novecento, ne determinarono l’abbandono definitivo nei primi decenni del XX secolo.

 

IL RESTAURO - I lavori in dettaglio

Al fine di conseguire e procedere al completo recupero dell’intero complesso si è predisposto nel 2002 un progetto di restauro che, integrandosi agli interventi già realizzati dal 1996 al 2001, proponesse il completo recupero atto a rendere funzionale il Castello dell’Aquila. Dalle immagini fotografiche scattate nel 1996 si evince il livello di degrado dei ruderi di Castel dell’Aquila prima di ogni intervento di restauro.

 

Prima del restauro: i prospetti (detti anche Maniche) sud-est, sud, est ed ovest

Prima del restauro: i prospetti (detti anche Maniche) sud-est, sud, est ed ovest

 

I nuovi lavori avviati nel giugno 2003 (in gran parte oggi ultimati, con alcune aree del castello in via di completamento), hanno permesso il recupero dei numerosi corpi di fabbrica del castello stesso. La successiva sequenza fotografica mostra ulteriori fasi del restauro prima, durante e dopo gli interventi che saranno di seguito illustrati.

 

Vedute del progressivo ripristino integrale di Castel dell

Vedute del progressivo ripristino integrale di Castel dell'Aquila

 

Gli interventi principali hanno riguardato:

 

  • Restauro con integrazione delle pavimentazioni in acciottolato di pietra, sia dei percorsi esterni di accesso che dei cortili interni.

  • Completamento recupero accesso al piano primo della manica est destinata a biblioteca, con ripristino vano degradato e realizzazioni di pavimentazioni in pietra sulle terrazze e percorsi in quota.

  • Realizzazione di servizi igienici a piano terra in locale esistente idoneo addossato alla cortina nord e a fianco della manica est.

  • Recupero e ripristino della scarpa sud con la relativa manica, con integrazione della muratura portante in pietra, realizzazione del corpo sovrastante e collegamento con la torre sud-ovest, con realizzazione di tetto in legno e manto in lastre di ardesia "piagne" e successiva sistemazione della terrazza lato sud-est.

  • Completamento recupero torre sud-ovest, con ripristino muratura portante in pietra e realizzazione di copertura in legno e manto in coppi ed embrici.

  • Recupero e ripristino del mastio o torrione sul lato est, con reintegrazione muratura portante in pietra, solai in legno e pavimenti in cotto e legno.

  • Completamento restauro sugli interventi già iniziati, con realizzazione di pavimenti e intonaci interni ove necessari.

  • Messa in opera di serramenti idonei in legno di castagno sulle parti recuperate.

  • Realizzazione di impianto di riscaldamento integrato, con caldaia generale a biomassse e impianto a Gpl con creazione di comparti funzionali.

  • Realizzazione di impianto elettrico interno ed esterno necessario a rendere funzionale l’intero complesso, con impianto antintrusione.

  • Realizzazione di impianto antincendio e di rilevazione fumi.

Gli interventi hanno consentito di recuperare e rendere funzionale l’utilizzo dell’intero castello; il primo intervento estremamente necessario risultava essere il recupero dei percorsi esterni che danno accesso al cortile principale interno: difatti il restauro dei suddetti percorsi ha consentito l’immediata visibilità e utilizzazione sotto l’aspetto turistico del castello, pertanto si è provveduto al restauro con reintegro dei percorsi pedonali di accesso al cortile, mediante l’integrazione dell’acciottolato esistente in pietra, ritessendo le originarie forme a gradoni. Stesso procedimento è stato adottato per ripristinare la pavimentazione sia nel cortile grande che in quello piccolo. Successivamente si è proceduto alla ricostruzione delle parti degradate prospettanti il cortile principale, ripristinando la funzionalità della terrazza prospiciente il cortile sulla manica est, con pavimentazione in lastroni di arenaria simili all’esistente. Nei sottostanti locali sono stati ricavati i nuovi bagni destinati ai visitatori, con servizio funzionale anche per i portatori di handicap. Contestualmente ai suddetti interventi si è proceduto al ripristino con integrazione della manica sud, dove si è deciso il recupero dei volumi in parte crollati, mediante il ripristino della muratura portante in pietra, mentre il piano superiore è stato coperto con struttura lignea in legno di castagno, su cui verrà poi murato il nuovo manto di copertura in lastre di arenaria (piagne). Sul lato sud-est della manica in oggetto è in corso di recupero la terrazza esistente integrando le parti mancanti della muratura. Gli interni della recuperata manica sud, saranno completati mettendo in opera pavimenti in cotto, mentre le pareti interne saranno intonacate a base calce, mantenendo gli esterni in pietra a vista. Adiacente alla manica sud, verrà ripristinata l’originaria torre sud-ovest, attualmente mozza dell’ultimo piano, che verrà recuperata mediante muratura in pietra locale, con tetto in legno di castagno e nuovo manto in coppi ed embrici. Completano gli interventi principali, il restauro con integrazione e in parte ricostruzione del torrione o mastio presente sul lato sud-est, che caratterizzava e ora di nuovo caratterizza l’intero complesso castellano, in parte demolito e crollato nella prima metà del XX secolo. Si è proceduto al ripristino della muratura portante in pietra locale, previo consolidamenti mediante perforazioni armate ed iniezioni, realizzando nuovi solai in legno di castagno opportunamente ancorati alle strutture. È stato poi ripristinato il collegamento mediante scala in pietra tra l’accesso del primo piano della manica est con il torrione, che consente di collegare i piani superiori della torre utilizzando una nuova scala interna realizzata in legno. Il paramento esterno della torre è stato ripristinato in pietra a vista simile all’esistente, riproponendo così l’originaria immagine del castello. Tutti i pavimenti della torre recuperata sono stati eseguiti in cotto tipo "antico" per il piano terra, in legno per gli altri piani interni; in sommità del torrione è stato realizzato un camminamento esterno in struttura metallica riproponendo di fatto l’originaria funzione del torrione, di avvistamento e controllo del territorio. Hanno completato gli interventi la messa in opera di apposito impianto elettrico e riscaldamento secondo le più moderne tecnologie integrate di rispetto ambientale e di contenimento energetico.

 

Avancorpo d

Avancorpo d'accesso manica ovest - Spalto ovest con torretta aggettante - Scarpa esterna del torrione

 

Con gli interventi sopra indicati si è ottenuto il potenziamento della struttura sotto il profilo della fruizione turistico-culturale, ma allo stesso tempo si è arrivati al restauro di Castel dell’Aquila, restituendo alla collettività uno dei monumenti più importanti della Provincia di Massa Carrara e dell’intera Toscana.

 

Testi di Mauro Lombardi, architetto responsabile del restauro con ripristino integrale di Castel dell’Aquila - Pontremoli (Ms), 30 settembre 2005 (Estratto dal libro di Maria Alberta Faggioli Saletti "Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell'Aquila" - Editrice San Giacomo, Ferrara. La Castellana ringrazia gli Autori e l'Editore per le autorizzazioni concesse)

 

. .

Testi di Mauro Lombardi, architetto responsabile del restauro con ripristino integrale di Castel dell’Aquila - Pontremoli (Ms), 30 settembre 2005 (Estratto dal libro di Maria Alberta Faggioli Saletti "Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell

 

TASTI RAPIDI



DOWNLOADS
-Runtime Java
-Acrobat Reader